Venerdì Gen 18

La crisi economica

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampa

SITUAZIONE ESPLOSIVA.
Sono passati dieci mesi dallo scoppio della crisi finanziaria. In questi mesi lo stato italiano ha pompato denaro nel sistema finanziario, come mai aveva fatto in precedenza.
Ne ha pompato a più non posso tanto che il rapporto deficit/pil è esploso è viaggia verso il 10% (ricordate il patto di stabilità di Maastricht del 3%?). Di riflesso sta esplodendo il rapporto debito/pil, che viaggia intorno al 110% e pare avviato verso il 116 - 120%.
COSA È ACCADUTO IN QUESTI ANNI?
Sostanzialmente abbiamo fatto un passo indietro di venti anni.
Tanto dobbiamo tornare indietro per ricordare una situazione finanziaria esplosiva come questa (ricordate Ciampi capo del governo che risanò la finanza pubblica?). Nel '92, per ridurre il debito, vendemmo i gioielli di stato, ricordate? Le privatizzazioni. Oggi non abbiamo più neanche questa possibilità. Avremmo dovuto, nel frattempo, ristrutturare il nostro sistema produttivo per renderlo più competitivo nei confronti dei colossi asiatici, specie considerando che, con l'ingresso nell'"euro" non avremmo potuto più svalutare la "liretta" per garantirci spazi di manovra verso l'esportazione. I grandi gruppi industriali, bancari e assicurativi lo hanno fatto, a spese nostre (confrontate i costi di tenuta conto odierni con quelli di vent'anni fa), infatti il sistema di oligopolio (pochi grandi produttori) o di monopolio che si è instaurato, approfittando della debolezza dei cittadini (tanti piccoli consumatori) e della complicità della politica, ha portato prezzi e tariffe alle stelle e tutti gli altri settori hanno seguito.
Ci si chiederà: "e come abbiamo fatto a tenerci a galla in questi anni?"
Semplice, dal lato patrimoniale, con i risparmi accumulati dalle generazioni precedenti; dal lato reddituale, invece, con la più grande bolla edilizia che l'Italia ricordi: vent'anni di costruzioni indiscriminate, di consumo dei territori migliori, cantieri spesso offerti su un piatto d'argento, con piani regolatori truffa, alle varie mafie per il riciclaggio .
Ma L'edilizia è un settore a scarsissimo valore aggiunto (specie in Italia dove si costruisce come 40 anni fa). Un Paese non si arricchisce con le costruzioni (filiera specifica a parte), al massimo rimane a galla. Poi quando la bolla esplode, va a fondo, perché è tutto il resto che è mancato.
E' mancata la ristrutturazione del pubblico impiego (quanta gente è entrata senza concorso e poi regolamentata per legge?). E' mancata la riqualificazione produttiva (verificate il livello culturale, di aggiornamento ed etico dell'imprenditore medio). E' mancato il sindacato (la continua emorragia di tessere ne è prova). E' mancata la scuola, né autoritaria, né autorevole, né professionale. E' mancata la riforma del sistema giudiziario, tanto che oggi, se sei figlio di nessuno devi solo pregare che non ti succeda niente; se sei collegato ad un pezzo grosso puoi fare quello che vuoi.
In due parole: é mancata la CLASSE DIRIGENTE, in questo Paese.
E OGGI?
Oggi, come e più che nel 1992 abbiamo un sistema produttivo e un mercato del lavoro ingessati, vetusti. Chi perde il lavoro quest'anno, quanti anni impiegherà a trovarne un altro, specie chi non ha padrini? Magari ingrosserà le fila della precarietà e del nero.
La produzione che sta rallentando sempre di più. Il ciclo consumi-produzione, anziché il più etico e corretto produzione-consumi, si sta inceppando.
Lo stato non paga più, basta porgere l'orecchio alle lamentele di tutte le imprese che hanno avuto la ventura di lavorare per lo Stato negli ultimi anni (grandi affaroni, spesso tangenti, situazioni di monopolio, gare truccate, salvo rare eccezioni) e che ora si ritrovano dei crediti che vengono pagati, come suol dirsi, a babbo morto.
E tutta la liquidità che lo stato ha pompato nel sistema? Che fine farà? Potrebbe andare a ingrossare la domanda. Ma con un sistema ingessato, e le materie prime ormai avendo superato il picco, tutto ciò potrebbe dare la stura ad un periodo di forte inflazione e, con due milioni di disoccupati in più, non so dove e come andremo a finire.
Insomma, avanziamo verso la bancarotta a grandi passi. L'Argentina è vicina.
Questo mondo - basato sullo sviluppo incontrollato, sull'utilizzo abnorme delle materie prime e dell'ambiente nonché sul mancato recupero dei rifiuti - è finito, sta finendo e non torneranno i lunghi periodi di forte espansione. La torta ha smesso di crescere e anzi le fette da dividere saranno sempre più piccole.


LaperugiachevogliAmo
Copyright © 2019 LaperugiachevogliAmo - via Luisa Spagnoli,4 - 06128 Perugia - Tel 377.188.6647 - CF 94125180540. Tutti i diritti riservati. Questo sito non e' una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicita'. Non puo' pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/03/2001.
powered by Arturo'S Web