Mercoledì Giu 19

Nuova edilizia o edilizia migliore ?

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006_METROPOLI400In queste ultime settimane abbiamo assistito ad un gran fervore di conferenze stampa, aventi come tema l'andamento della popolazione in Umbria e nel Comune di Perugia degli ultimi dieci anni. Popolazione in aumento lieve, ma superiore a quello medio del Paese, dovuto esclusivamente all'immigrazione, visto che il saldo naturale tra nascite e morti è negativo.
L'interpretazione proposta dalle Istituzioni locali segue sempre il medesimo leit-motiv: il nostro territorio e la qualità della vita in Umbria sono invidiabili, un vero paradiso, in grado di attrarre irresistibilmente stranieri e italiani provenienti dalle altre regioni. Tutto questo, pur ammettendo la necessità di effettuare indagini sui motivi alla base del flusso migratorio.
Sorvolando sull'opinabilità di tali ragionamenti, in attesa dei risultati dell'indagine statistica, quello che non sorprende affatto è la risposta che viene proposta: siamo sempre di più, quindi dobbiamo costruire di più.
In effetti tutti hanno visto che nel nostro territorio, negli ultimi anni, si sono costruite cubature paragonabili a quelle grandi metropoli, grazie anche alla manodopera extracomunitaria ed è quindi forte il dubbio che l'immigrazione possa essere l'effetto, e non la causa, di questo epocale fenomeno edificatorio.
Ma si sa, l'importante è costruire alloggi e nuove aree industriali e commerciali, altrimenti come potrebbe l'edilizia continuare ad essere il volano fondamentale dell'economia umbra, per il rilancio dei consumi? Questa è, in sintesi, la soluzione proposta dai nostri amministratori, la panacea di tutti i mali. 
In realtà gran parte nostro parco edilizio è datato e bisognoso di grandi ristrutturazioni, specialmente in tema di adeguamento sismico, energetico e qualitativo. Le stesse considerazioni valgono per le attuali infrastrutture idriche, fognarie, stradali e ferroviarie. Ricordiamo, per esempio che, ad oggi, il 30% dell'acqua potabile si perde a causa di tubazioni colabrodo. (http://www2.provincia.perugia.it/Guide-tema/Territorio/Piano-Terr/Atlante-de1/A-6-1/index.htm ).
Ce ne sarebbe quindi di edilizia da realizzare, tale da rendere qualitativamente migliore la nostra vita e quella dei nostri figli; edilizia a grande valore aggiunto, senza necessità di sacrificare aree coltivabili e boschi.
E' evidentemente il potere politico a volere nuove costruzioni. Ma qual'è la ragione di tutta questa preferenza per la nuova edilizia residenziale e commerciale?
Le nuove costruzioni sono fonte di importanti risorse finanziarie, come l'ICI e come gli oneri di urbanizzazione che, con l'entrata in vigore del Testo unico sull'edilizia (DPR 380/2001), possono essere utilizzati, non già per finanziare le necessarie opere, ma per coprire indistintamente le uscite correnti, come gli stipendi. Negli ultimi cinque anni i Comuni hanno sfruttato appieno la possibilità di destinare gli oneri di urbanizzazione per il 50% a copertura di spese correnti e per il 25% a manutenzione ordinaria del verde, delle strade e del patrimonio comunale. Quindi ogni 100 euro pagati caramente dai compratori di case, solo i rimanenti 25 hanno finanziato gli investimenti necessari in strade, illuminazione, fogne, rete idrica, asili, ecc..
Ciò che sgomenta maggiormente è come il territorio sia ormai diventato un fattore di elasticità dei bilanci comunali, cioè a dire: se non copro più le spese correnti, posso consumare territorio, anno dopo anno, e finanziare la realizzazione delle urbanizzazioni facendo ricorso ad alienazioni patrimoniali o al debito, rendendo correnti quelle entrate che in qualsiasi altro paese del mondo sono una tantum, vincolate allo scopo specifico, nonché scaricando sulle generazioni future i costi di tutto ciò.
Infatti, un Comune che si comporti in questo modo può essere assimilato ad una famiglia che venda i propri mobili, un po' alla volta, per acquistare generi alimentari.
Intanto il Cuore Verde d'Italia diventa sempre più grigio e le terre agricole sempre più care.

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