Domenica Mar 24

Riflessioni sulla Scuola: dialetto e religione, le ultime "sfide"

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Nel  1975, dalle colonne del “Corriere della Sera”, Pasolini lanciava la sua ennesima provocazione: l’abolizione della scuola obbligatoria fin quando non fossero giunti tempi migliori. Se avessimo seguito quel  consiglio probabilmente la nostra scuola sarebbe ancora chiusa.
I tempi che si preannunciano non sono dei migliori grazie alle entusiastiche proposte di riforma portate avanti dai “nostri” (ma non troppo) ministri. una tra le ultime idee è stata lanciata dal noto pedagogo Umberto Bossi che propone lo studio dei dialetti nelle scuole.

Ciò che però appare chiaro da non pochi sondaggi è che una delle bestie nere degli studenti italiani è proprio la grammatica… probabilmente la cosa migliore da fare sarebbe POTENZIARE proprio quest’ultima materia invece di sommarla ad un non troppo utile  studio della tradizione dialettale. È di pochi giorni fa la notizia che alcune università italiane hanno dato il via a dei corsi estivi di “alfabetizzazione” (come riportano con tono allarmistico molti giornali). «Bisogna ricostruire un minimo di conoscenze indispensabili alla frequenza delle lezioni .La conoscenza della lingua italiana è scarsa, idem per la matematica e l’inglese. Le colpe? In gran parte della scuola», queste le parole di Ezio Pelizzetti, rettore della Statale di Torino,parole che dovrebbero indurre molti alla riflessione. Poniamo la questione ad un livello puramente pratico: se uno studente, prima di laurearsi, non è in grado di capire dove porre l’apostrofo (per fare solo un esempio), come riuscirà a scrivere correttamente una tesi di laurea o un curriculum? In base alle nuove proposte (respinte comunque da gran parte della maggioranza, per amor di cronaca) potrebbero pur sempre scriverle in dialetto…
Come se non bastassero queste geniali proposte, il ministro Mariastella Gelmini (seguendo le orme del suo predecessore Fioroni), propone nuove regole per la valutazione dello studente, tra le quali l’assegnazione di crediti all’insegnamento della religione cattolica. Praticamente, se ciò venisse attuato, la frequenza all’ora di religione  potrebbe permettere ai ragazzi di aggiudicarsi qualche punticino di credito in più. Lo scorso  17 Luglio, il Tar del Lazio aveva estromesso questa disciplina dal computo del credito ai fini della formulazione del voto  di maturità. Questo semplice provvedimento aveva l’obbiettivo di evitare discriminazioni nei confronti di coloro che, per motivi religiosi o personali, non si avvalevano del suddetto insegnamento.    Nella nota del ministro, immediatamente schieratasi al fianco della Cei, si legge: “I principi cattolici , che sono patrimonio di tutti, vanno difesi da certe forme di laicità intollerante che vorrebbero addirittura impedire la libera scelta degli studenti e delle loro famiglie di seguire l'insegnamento della religione. Per questo ho deciso di ricorrere al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar”. La frase si commenta da sola.
Quindi mentre gli altri studenti frequentano  attività extra-scolastiche, sicuramente meno nobili ed istruttive come un giornalino scolastico o attività teatrali e sportive, ad alcuni basterà solo seguire assiduamente l’ora di religione cattolica… ed anche i vescovi sono accontentati!

 

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